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- 1950 - Canto Generale - Pablo Neruda - Popol Vuh - Insetti



Donna in cerca di uomo sposato talagante


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- 1950 - Canto Generale


III L'ESSERE, come il granturco, si sgranava nell'interminabile granaio dei fatti perduti, degli accadimenti meschini, dall'uno al sette, all'otto, e non una, ma molte morti giungevano a ciascuno: Ogni giorno una piccola morte, cenere, verme, lampada affinché si spegne nel fango del borgata, una piccola decesso dalle rozze ali entrava in ciascuno uomo come una corta lancia e assediato era l'uomo dal pane oppure dal coltello, il pastore, il bambino dei porti, oppure il capitano ignorato dell'aratro, o il roditore delle fitte strade: Amore, affetto, anche l'erta barbarie, dalla sonora selce delle Ande, nell'aurora dalle rosse ginocchia, contempla il bambino cieco della neve. Pala sperduta nella prima spiaggia. Oh, Wilkamayu dai fili sonori, quando rompi i tuoi diritti boati in bianca spuma, come lesa neve, quando il tuo turbine precipitante canta e castiga risvegliando il cupola, quale linguaggio rechi tu all'orecchio adesso strappato alla tua spuma andina? Non ho trovato un posto dove affettare la mano, e che, animato come acqua di fontana incatenata, o confitto come grumo d'antracite o cristallo, m'avesse ridato il afa o il fresco della mia direzione distesa. Chi sta spezzando palpebre di fiori venute dalla terra a rimirare? Qui i piedi dell'uomo riposarono la notte accanto ai piedi dell'aquila, nelle alte tane carnivore, e, all'alba, pestarono coi piedi del tuono la appannamento rarefatta, e toccarono le terre e le pietre per poi riconoscerle di notte o nella morte. V NON ERI tu, greve morte, uccello dalle penne di accetta, quella che il povero erede delle abitazioni recava con i cibi affrettati, sotto la carnagione vuota:


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Confuso forte, scimitarra cieca. Alta scogliera dell'aurora umana. In te, come due linee parallele, la lettino del lampo e quella dell'uomo si dondolavano a un vento di rovi. Giornate di bellezza vivo nell'intemperie dei corpi: Ma rimase una presenza di pietra e parola: III L'ESSERE, come il granturco, si sgranava nell'interminabile granaio dei fatti perduti, degli accadimenti meschini, dall'uno al sette, all'otto, e non una, ma molte morti giungevano a ciascuno: Madre di pietra, spuma dei condor. SE IL FIORE al apice affida l'alto bacillo e se la roccia conserva il fiore sparso sulla percossa veste di diamante e di sabbia, l'uomo increspa il petalo della luce raccolto nelle riconosciute sorgenti marine e trafora il metallo che gli palpita nelle mani. Non ho potuto amare in ciascuno essere un arbusto col suo effimero autunno sulle spalle la morte di mille foglietutte le finte morti e le resurrezioni escludendo terra, senza abisso: Chi fa cascare i grappoli stecchiti, scesi nelle tue mani di caduta a sgranare la loro notte sgranata nel carbone della geologia? Io sollevai le bende dello iodio, affondai le mani nei poveri dolori che uccidevano la morte, e trovai nella botta solo una fredda raffica che penetrava nei vaghi interstizi dell'anima.


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